Gli autori dell’iniziativa Moneta intera esaltano la loro idea come se fosse una panacea. È opportuno esaminarla più da vicino.

AFFERMAZIONE 1: Soltanto la moneta intera è vero denaro.

Falso! Il denaro, in contanti o elettronico, rappresenta sempre una promessa. La promessa di poter essere scambiato contro altri valori come il cibo, l’abbigliamento o dei beni immobiliari. Oggi, la Banca Nazionale mette in circolazione dei franchi acquistando altri beni come divise, azioni o obbligazioni. Quando una banca commerciale mette in circolazione della moneta scritturale, fa la stessa cosa: il denaro viene versato sotto forma di credito, ad esempio per la costruzione di una casa. L’abitazione rappresenta il controvalore e serve da garanzia. L’iniziativa Moneta intera esige di attribuire il denaro appena creato senza contropartita. Di fatto, dovrebbe essere denominata «iniziativa Moneta vuota».

AFFERMAZIONE 2: L’indipendenza della Banca Nazionale non è in pericolo.

Falso! I fautori dell’iniziativa promettono che la Banca Nazionale distribuirà da due a quattro volte in più di utili rispetto ad ora, ossia fino a dieci miliardi di franchi all’anno. Questo denaro sarebbe offerto servendo a cofinanziare le istituzioni sociali, rimborsare i debiti o diminuire le imposte. E chi deciderebbe in merito all’attribuzione dei fondi? Secondo gli iniziativisti, «il Parlamento deciderebbe come distribuire concretamente queste risorse». In altre parole, la Banca Nazionale subirebbe enormi pressioni per l’attribuzione di questo denaro, anche se ciò sarebbe insensato secondo i criteri di politica monetaria.

AFFERMAZIONE 3: La moneta intera sgrava l’economia.

Falso! Gli autori dell’iniziativa affermano che un Sì aprirebbe la via al versamento di miliardi di franchi, anno dopo anno, dalla Banca Nazionale all’economia reale, favorendo le PMI e garantendo i posti di lavoro. È solo fumo negli occhi. Al contrario, l’iniziativa esporrebbe le imprese ad un ulteriore pericolo: la difficoltà di ottenere dei crediti, che non potrebbero più essere concessi poiché le banche commerciali non sarebbero più autorizzate a utilizzare i fondi dei conti di pagamento né a creare della moneta scritturale. L’ottenimento di crediti diventerebbe dunque particolarmente arduo per le PMI – e soprattutto più costoso.

AFFERMAZIONE 4: La moneta intera permette di evitare le crisi bancarie.

Falso! Agli iniziativisti piace rammentare la crisi finanziaria del 2008 presentando la loro iniziativa come rimedio per evitare che ciò non si ripresenti. Nel 2008, un regime di moneta intera in Svizzera non avrebbe in ogni caso assolutamente cambiato nulla, poiché il problema era stato causato dalla concessione di crediti eccessivamente lassista sul mercato immobiliare americano. La mancanza di sicurezza era stata camuffata con prodotti impenetrabili di investimento negoziati in tutto il mondo, fino allo scoppio della bolla negli Stati Uniti. Il mercato finanziario è in seguito stato regolamentato in modo più severo. Anche la Svizzera si è dotata di una nuova legislazione (too big to fail), che veglia affinché le grandi banche non debbano più essere salvate attraverso il denaro pubblico.

AFFERMAZIONE 5: Le banche regionali non sono interessate dal cambiamento.

Falso! Secondo il comitato d’iniziativa, il passaggio alla moneta intera colpirebbe avantutto le due grandi banche, costrette a trovare una nuova base di finanziamento per gran parte dei loro crediti e investimenti finanziari. Per le piccole e medie banche invece, si ritiene che non cambierebbe quasi nulla. È totalmente falso. In un regime di moneta intera, tutte le banche commerciali dovrebbero rinunciare ai depositi detti a vista e sostituirli a caro prezzo. Le piccole e medie banche sarebbero duramente colpite poiché le operazioni legate ai tassi d’interesse sono particolarmente importanti per esse. L’esigenza che prevede che tutti i crediti debbano essere finanziati integralmente con del denaro esistente è un serio ostacolo. Per le banche di dimensione più piccola, è di fatto difficile potersi rifinanziare sui mercati monetari.

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